La Vita di Gesù
Uno sguardo sinottico dei quattro vangeli

di Italo Minestroni


IL VANGELO DELL'INFANZIA
LA VISITA DI MARIA AD ELISABETTA: IL CANTICO DI MARIA
(Luca 1, 39-56)

Dopo l'annuncio dell'angelo, «Maria si levò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda ». Or questo avvenne, come scrive Luca « in quei giorni»: espressione molto vaga, ma che fa pensare che non siano passati molti giorni.

"Maria si levò" è un ebraismo per significare "accingersi a fare qualcosa"; "in fretta", meglio tradotto "con premura" e andò in Giudea, che non è una regione dove abbondano colline e monti. Con che mezzo di trasporto e in compagnia di chi Maria abbia intrapreso questo lungo viaggio, che dalla Galilea la condusse al centro della Giudea attraverso la Samaria, viaggio disagevole e che richiede più giorni, Luca non lo dice. Le costumanze giudaiche ritenevano disdicevole che nubili o fidanzate viaggiassero sole. D'altra parte Giuseppe non deve aver partecipato, pur se deve essere stato consenziente, perché le nozze non erano ancora avvenute. Probabilmente Maria deve essere stata accompagnata da qualcuno, ma da chi non lo sappiamo.

« Ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta »: essa infatti era più giovane e doveva mostrare rispetto verso una più anziana. Il suo saluto deve essere stato: "Shalòm, shalòm" ripetuto più volte, cioè pace, salute, prosperità, serenità siano con te!

« Ed avvenne che come Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le balzò nel seno»: tutte le madri durante la gravidanza sentono sobbalzare il bambino nel seno (così fu pure per Rebecca, Genesi 25, 22) ma questo sobbalzo nel seno di Elisabetta fu diverso, come dichiara lei stessa (vers. 44), in quanto vi riconosce l'omaggio che Giovanni, ancor prima di nascere, rende involontariamente al "frutto del seno" di Maria.

Nello stesso tempo « Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo » che, empiendole il cuore, la mise in grado di riconoscere nella giovane sua parente «la madre del mio Signore » e le mise sulle labbra parole adatte di festosa accoglienza: « Benedetta sei tu fra le donne»: si ha nel greco una perifrasi ebraica per esprimere il grado superlativo, cioè benedetta da Dio su tutte le donne per la scelta che ha fatto di te, e benedetta, cioè lodata quaggiù, sopra tutte le donne (ma non idolatrata né glorificata).

« E benedetto il frutto del tuo seno»: Maria è benedetta in senso relativo, cioè "fra tutte le donne", mentre "il frutto del suo seno" lo è in senso assoluto, senza alcun confronto con altri, perché si tratta di un essere soprannaturale, qualificato come "il mio Signore".
Anche se Elisabetta non si sarà resa perfettamente conto del valore della frase "del mio Signore", dandogli magari il suo valore di Messia, tuttavia anche il riconoscimento di questo fatto la porta a lodarla: infatti la dignità regale del figlio si riversa naturalmente anche sulla madre.

« E come mai m'è dato che la madre del mio Signore venga da me? Poiché ecco, non appena la voce del tuo salute m'è giunta agli orecchi, il bambino m'è per giubilo balzato nel seno »: noi non sappiamo se Maria aveva avuto il tempo, appena giunta, di informarla dei fatti singolari che la riguardavano. Forse sì, e questo renderebbe più comprensibile il riconoscimento di lei come madre del Messia. però questa illuminazione può esserle stata conferita dallo Spirito Santo, di cui fu ripiena al saluto di Maria.

« E beata colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore avranno compimento»: si tratta di una proclamazione dell'eccellenza e grandezza della fede di Maria, molto diversa da quella di Zaccaria e forse anche della stessa Elisabetta "che si tenne nascosta per cinque mesi". Da queste espressioni possiamo dedurre che Maria deve aver avuto modo di informare la parente degli avvenimenti accadutile.

« E Maria disse»: l'anima di Maria esplode in uno stupendo cantico, detto il "Magnificat", che esprime tutta la gratitudine e la contentezza del suo cuore, servendosi di frasi che si ritrovano nell'Antico Testamento. Anche se questo cantico fosse stato composto da Luca o cantato nella Chiesa o se fosse stato preesistente nell'ambiente dei "poveri" della Giudea e perciò conosciuto da Maria, che se ne sarebbe servita, non toglie nulla al fatto che esso rispecchia veramente quelli che erano in quel momento i sentimenti che pervadevano il cuore di lei. Se ai suoi sentimenti e parole sia stata poi data una forma poetica, non infirma affatto che essi furono espressi da Maria.
Il cantico si divide in tre strofe:

PRIMA STROFA (vers. 46-49): Maria glorifica e ringrazia Dio per il grande favore fattole, benché umile schiava.
« L'anima... e lo spirito»: "anima" (greco: yuxh/ = psyké) e "spirito" (greco: pne/uma = pnèuma) in forza della legge del parallelismo proprio della poesia ebraica (che il cantico ricalca) indicano la stessa facoltà spirituale dell'essere umano, ed esprimono il pronome di prima persona "io".
« Magnifica»: in senso figurativo come qui vuol dire "celebrare, glorificare":
« esulta»: il verbo greco "agalliàomai" indica una forte emozione;
« bassezza»: (in greco è al plurale) significa "condizione modesta"; Maria quindi esalta e ringrazia Dio per aver scelto lei, povera e oscura donna di Nazareth, ad essere la madre del Messia;
« mi chiameranno beata»: cioè felice, fortunata; Maria intuisce che, per il privilegio ricevuto da Dio di divenire madre del Messia, il saluto di Elisabetta sarà ripetuto da tutte le generazioni attraverso i secoli;
« il Potente mi ha fatto grandi cose»: Maria vuole che la lode dell'onore di essere madre del Messia non sia data a lei, ma a Dio, perché è Lui che ha operato in lei tanto "grandi cose".

SECONDA STROFA (vers. 50-52): Maria celebra la misericordia e la potenza di Dio.
Dalla propria persona lo sguardo di Maria si rivolge ora all'attività del Signore in genere, che, usando la misericordia verso quanti Lo temono, eleva gli umili e sazia gli affamati; «Per quelli che lo temono »: frase semitica che significa "i suoi adoratori o servi" (Salmo 102, 17);
« col suo braccio»: frase ebraica secondo cui il braccio o la mano è il simbolo della forza, della potenza tra gli uomini; in senso figurato viene applicato a Dio Onnipotente, sebbene sia uno spirito (Giovanni 4, 24); nell'Antico Testamento la grande potenza di Dio viene rappresentata dal suo dito (Esodo 8, 19). La Sua maggiore potenza dalla sua mano (Esodo 3, 20) e la Sua massima potenza dal braccio (Esodo 15, 6);
« del loro cuore»: il cuore per gli ebrei era la sede non solo dei sentimenti e desideri, ma anche dei pensieri;
« i potenti»: cioè i principi in genere;
« gli umili»: cioè coloro che vivono in umile condizione sociale.

TERZA STROFA (vers. 54-55): Maria inneggia alla fedeltà di Dio, che si è ricordato delle promesse fatte ai padri; nel versetto 55 Maria ritorna al tema generale, cioè la redenzione del popolo d'Israele, che Dio aveva promesso ai padri, e che ora realizza in lei e per mezzo di lei.

« E Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi (probabilmente fin dopo la nascita del bambino); poi se ne tornò a casa sua»: Luca, che preferisce sempre finire un racconto prima di iniziarne un altro, parla del ritorno di Maria a casa prima di narrare la nascita di Giovanni.