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di Italo Minestroni
IL VANGELO DELL'INFANZIA
L'ANNUNZIO DELLA NASCITA
DI GESÙ
(Luca 1, 26-38)
PREMESSA: per la retta comprensione della posizione di Maria nei confronti di Giuseppe al momento dell'annunciazione della nascita di Gesù, occorre tener presente che gli Ebrei distinguevano gli "sponsali" dalle "nozze".
Gli sponsali erano giuridicamente fatti mediante procuratori e da quel momento i due giovani erano giuridicamente marito e moglie
Le nozze, invece, non erano altro che la conduzione della giovane nella casa preparata dallo sposo, a seguito della quale il matrimonio veniva consumato.
Giunta la sposa in un fastoso corteo nella casa dello sposo, aveva inizio la festa delle nozze, che per i più poveri durava tre giorni e per i più ricchi una settimana. Con la conduzione nella casa dello sposo la giovane passava dal dominio del padre a quello del marito. Tra gli sponsali e le nozze poteva trascorrere un periodo di tempo più o meno lungo (talvolta anche un anno), durante il quale lo sposo preparava la casa e la sposa la dote. Gli sponsali erano equiparati a un vero matrimonio tanto che la fidanzata infedele era punita di morte come la sposa infedele (Genesi cap. 38; Deuteronomio 22, 23-24); se nel frattempo il fidanzato fosse morto, la giovane era considerata vedova e non poteva essere rimandata senza uno scritto di ripudio (Matteo 1, 19); infine, se durante questo tempo la giovane avesse concepito un figlio dall'unione col promesso sposo, il bimbo era ritenuto legittimo.
Maria e Giuseppe, al momento dell'annunciazione dell'angelo a Maria, si trovavano appunto nel periodo intermedio tra il fidanzamento o sponsali e le nozze.
Ciò premesso passiamo all'esame del testo.
« Al sesto mese» di gravidanza di Elisabetta «l'angelo Gabriele (cfr. vers. 19) fu mandato da Dio in una città della Galilea detta Nazareth (ebraico = la fiorente o la vedetta della piana di Jezrael) ad una vergine»: tra gli ebrei tutte le giovani non ancora sposate erano ritenute giuridicamente vergini, anche se moralmente non lo fossero più.
Maria però era tale giuridicamente e moralmente, « fidanzata ad un uomo» (greco: a¦nh£r = anèr) che non specifica l'età, potendo indicare un giovane, un uomo maturo e anche un vecchio, tuttavia non è da supporsi che Giuseppe fosse un uomo maturo oppure un vecchio, come talvolta l'iconografia lo mostra, ma che fosse un giovane, la cui missione era appunto quella di essere sposo e protettore di una giovane ed essere ritenuto come padre di Gesù.
Quest'uomo era « chiamato Giuseppe», che era discendente «della casa (o famiglia) di Davide » (Matteo 1, 10). «E il nome della vergine era Maria»; nome di forma semplicissima ma di significato incerto; alcuni l'hanno inteso come "Illuminatrice e illuminante", altri come "stella del mare", altri come "amarezza", altri come "signora", e alcuni moderni ritenendolo composto di una parte egiziana e di un'altra ebraica, come "porto del mare" oppure " amata da Jahveh".
« E l'angelo, entrato da lei», cioè presentatosi a lei in forma umana, mentre era in casa, « disse: Ti saluto»; il greco Xai=re = kaìre vuol dire: esulta, rallegrati, gioisci; infatti l'angelo, che deve aver parlato in aramaico, deve aver detto Shalòm, cioè pace, felicità, benessere, salute. Maria è invitata a gioire, perché sta per venire l'Emmanuele, l'atteso Messia. E il motivo di questa esultanza, infatti, è subito espresso dall'angelo con le parole «o favorita dalla grazia », cioè oggetto di grazia, favore particolare da parte di Dio.
La traduzione pertanto
"piena di grazia", fatta dalla Chiesa Romana, e su cui essa fonda tutta
la sua teologia mariana e il culto a Maria, non è esatta. Sulla
bocca dell'angelo l'espressione "o favorita dalla grazia" significa che
Maria ha ricevuto da Dio la grazia, il favore tutto particolare di essere
stata la prescelta come madre dell'atteso Messia: il che sarà bene
specificato dallo stesso angelo in seguito al versetto (20).
«
Ed ella fu turbata a questa parola»,
e non perché avesse avuto le sembianze di un uomo (come afferma
S. Ambrogio), ma perché «si domandava
che cosa volesse dire un tale saluto»:
non sapeva infatti di quale grazia o favore l'angelo intendesse parlare.
Ma subito l'angelo, chiamandola affettuosamente e famigliarmente per nome, cerca di toglierle ogni turbamento: «Non temere, o Maria » le dice rincuorandola e cercando di infonderle forza per accettare la grazia o dono, che il saluto le ha fatto presentire e che ora sta per rivelarle.
« Hai trovato grazia presso Dio»: frase dal sapore ebraico per dire che è gradita a Dio, che l'ha privilegiata. Quindi l'angelo chiarisce il proprio messaggio, annunciando a Maria, « tu concepirai nel seno »: sarebbe bastato all'angelo dire "tu concepirai" e perché aggiunge "nel seno"? Per indicare che il bambino concepito sarà della sua sostanza e materia.
« E partorirai un figluolo e gli porrai nome Gesù »: il nome per gli ebrei era sinonimo di essenza, sostanza, natura, per cui, quando era Dio a imporlo, voleva significare che rendeva la persona come era chiamata.
Questo figlio « sarà grande»: anche di Giovanni l'angelo disse che "sarà grande" (vers. 15), ma Giovanni lo sarà "al cospetto del Signore", mentre Gesù lo sarà in senso assoluto, per sé, al punto che «sarà chiamato Figliuolo dell'Altissimo»: "essere chiamato" nella Sacra Scrittura significa "essere riconosciuto". "Altissimo" ovviamente equivale a Dio. "Figli dell'Altissimo" vengono chiamati i semplici uomini (Luca 6, 35) e i giudici l'Israele (Salmo 82, 6), ma Gesù sarà tale in senso tutto particolare, cioè nel senso naturale, e come tale dovrà essere riconosciuto.
« E il Signore Iddio gli darà»: Jahveh viene chiamato "Dio", perché principio e fine di tutte le cose, "Signore" perché regge e governa tutte le cose in modo che conseguano il loro fine.
«
Il trono di Davide, suo padre»:
il re Davide ha fatto uso del regno datogli da Dio per condurre al suo culto
e conoscenza il popolo a lui affidato.
Perciò Dio gli promise
un regno eterno e un trono stabile, in cui avrebbe dovuto regnare "il figlio",
cioè il Messia che da lui sarebbe disceso.
« Ed egli regnerà nella casa di Giacobbe in eterno »: "casa" vuol dire "famiglia, discendenti", per cui "casa di Giacobbe" sono tutti gli israeliti, che da lui carnalmente discendono, ma anche quelli che spiritualmente lo imitano (tutti i credente, cfr Romani 2. 28-29). E su tutti loro il Messia "regnerà in eterno".
«
E il suo regno non avrà mai fine
»: due cose l'angelo espone:
prima, che la precedente
espressione "in eterno" vuol significare "sempre";
poi, che il Regno del Messia
non sarà di questo mondo, ma spirituale, avendo lo scopo di ricondurre
gli uomini a Dio mediante il Vangelo.
Maria alle parole dell'angelo
non oppone alcun dubbio, come aveva fatto Zaccaria, ma chiede: «
come avverrà questo, poiché non conosco uomo?
»: questa frase è un eufemismo che nel linguaggio biblico
vuol dire "non faccio uso del matrimonio, non ho rapporti coniugali". Dicendo
così, non è vero che Maria voleva intendere che non solo
non aveva avuto rapporti coniugali con Giuseppe ma anche di non volerne
avere in futuro né con lui né con altri per un voto o promessa
di mantenersi vergine.
Ma allora perché
fidanzarsi e fare gli sponsali?
Tanto più che l'avere
figli era ritenuto dalle donne ebree una benedizione divina, al punto che
non averne era ritenuto un obbrobrio. Il dubbio di Maria sul significato
delle parole dell'angelo muoveva dal fatto che questi aveva detto: "concepirai...
e partorirai", ma non per intendere un tempo futuro, secondo cui le sarebbe
stato possibile col seguire delle nozze, ma nel senso di "stai per concepire..."
Ed ecco allora che Maria,
niente affatto ingenua, gli chiede come possa accadere una cosa simile
dato che fino a quel momento non aveva avuto rapporti coniugali con un uomo
("non conosco uomo" al tempo presente).
L'angelo elimina la sua obiezione o difficoltà, assicurandola che la concezione di Gesù non sarebbe avvenuta per unione umana, ma per diretto intervento della potenza divina, per l'attività dello Spirito Santo, che "l'avrebbe coperta col suo potere", come l'ombra divina coprì il tempio di Gerusalemme il giorno della sua inaugurazione (1 Re 8, 10-11) e la nube, durante l'Esodo, coprì il tabernacolo (Esodo 40, 34-35).
« Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua»; i due soggetti "Spirito Santo" e "Potenza dell'Altissimo", come i due predicati "discenderà, verrà su di te" e "ti coprirà dell'ombra sua" nel loro parallelismo esprimono un'unica idea: il principio della generazione di Gesù nel seno verginale di Maria sarà effetto della Potenza e della Santità di Dio.
«
Perciò», cioè proprio
per tale motivo, «il Santo che nascerà
da te sarà chiamato (cioè riconosciuto) FIGLIO DI DIO
»: titolo dato nell'Antico Testamento ad esseri che erano in
relazione più o meno intima con Dio per ragione d'origine, di dipendenza
o unione morale o affettiva; ma per eccellenza questo titolo era riservato
a colui che doveva essere il re del regno messianico, al Messia. Inoltre
qui l'espressione non è puramente sinonimo di Messia.
Infatti dalle parole dell'angelo
si insinua (pur non dicendolo espressamente) che Colui che ha Dio per Padre,
è Foglio di Dio, non in senso teocratico, ma in senso vero e proprio.
L'angelo poi, senza che ne sia richiesto, adduce un segno a conferma della
veridicità del suo messaggio.
E il segno è: «Ed ecco, Elisabetta, tua parente (titolo che ne stabilisce il grado di parentela, potendo significare: della medesima stirpe, congiunto, parente, affine di sangue o di stirpe) ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, ch'era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace »: quest'ultima frase dell'angelo, con cui conclude tutto il suo messaggio, cita a parole un passo biblico (Genesi 18, 14), il quale afferma come massima generale l'onnipotenza di Dio e della sua Parola, la quale compie tutto ciò per cui è stata inviata (Isaia 55, 11).
A Maria non resta altro che proclamare la sua pronta ubbidienza: « Ecco l'ancella (la schiava) del Signore, siami fatto secondo la tua parola (volontà, ordine). E l'angelo si partì da lei»
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