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di Italo Minestroni
La vita di Gesù viene narrata nei Vangeli. E allora si pone sùbito la domanda: perché i Vangeli sono quattro?
1) Dobbiamo sapere che nei primi decenni della Chiesa sorsero molti scritti e narrazioni su Gesù (Luca 1, 1). Ma tra tutti loro la Chiesa ha scelto i nostri quattro Vangeli, perché offrivano garanzia certa di «apostolicità». La Chiesa pose a base questo criterio di «apostolicità» per riconoscere quali scritti dovessero essere normativi per essa, perché solo esso la rendeva certa che quel determinato scritto era ispirato dallo Spirito Santo.
2) Gesù infatti
aveva fatto agli apostoli la promessa di inviare loro lo Spirito Santo,
realizzatasi poi nella prima Pentecoste cristiana (Atti 1,8; 2,1seg.):
per dare loro un'assistenza
costante e perenne nella direzione della Chiesa, col rammentare loro
tutte le cose che lui aveva detto, con l'insegnare loro ogni cosa e con
l'annunziare loro le cose a venire, affinché fossero sempre guidati
in tutta la verità (Giovanni 14,16-17.26; 15,26-27; 16, 12-14);
e per fare di loro i testimoni ufficiali, muniti delle credenziali del miracolo,
della sua vita, insegnamento e opera (Atti 1,8; 2,14-15; 4,20; 5,32; 10,39-42
ecc.).
MATTEO o LEVI, pubblicano, fu chiamato da Gesù alla sua sequela (Matteo 9, 9-13) e quindi scelto da Lui come «apostolo». Egli scrisse il VANGELO verso il 55 circa per gli ebrei convertiti onde dimostrare loro che Gesù è il Messia (Cristo), promesso ad Israele.
GIOVANNI, giovane pescatore figlio di Zebedeo, fu chiamato da Gesù a seguirLo (Matteo 4,21-22) e quindi scelto da Lui stesso come apostolo (Marco 3,13-19). Fu il prediletto di Gesù (Giovanni 13,23), e a lui affidò sua madre (Giovanni 19,26). Scrisse il Vangelo in Efeso (?) verso il 95 per i cristiani già adulti nella fede, onde confermarli in essa di fronte all'incipiente manifestarsi di alcune eresie.
MARCO e LUCA, non furono apostoli. E allora su quale base la Chiesa ritenne i loro scritti ispirati e degni d'essere inseriti nel Canone? Perché entrambi furono collaboratori strettissimi degli apostoli, e perciò il loro Vangelo rispecchiava la predicazione di Pietro (Marco) e di Paolo (Luca), i quali non mancarono certo di approvarli.
MARCO, chiamato ancòra
Giovanni, di famiglia benestante e figlio di Maria (Atti 12,12-17), fu
compagno di evangelizzazione prima di Paolo (Atti 13,8-15.36-40), con cui
lo si trova a Roma nel 62 durante la prigionia dell'apostolo (Colossesi
4,10; Filemone vers. 24), ed ebbe poi stretti rapporti anche con Pietro,
che lo chiama suo figliuolo (1a Pietro 5,13).
Egli scrisse il suo Vangelo
a Roma verso il 60 per i cristiani romani, onde dimostrare loro che Gesù
è vero Dio (Marco 1, 1) e padrone di tutto.
LUCA o LUCANO, gentile
d'Antiochia, era medico (Colossesi 4, 14), e fu compagno di Paolo nei
suoi viaggi missionari (Atti 13,5; 16,10-12; 20,6), durante la prigionia
romana (Colossesi 4,14; Filemone vers. 24) e durante la seconda prigionia
(2a Timoteo 4,11).
Scrisse il Vangelo a Cesarea
(e lo terminò forse a Roma) tra il 60-63, per i cristiani delle Chiese
fondate da Paolo, in cui i gentili erano in maggioranza, onde dimostrare
loro la verità delle cose insegnate (Luca 1,4) e che Gesù è
Salvatore di tutti, sia degli ebrei che dei gentili.
3) La questione o problema
sinottico.
I Vangeli di Matteo, Marco
e Luca presentano tante e tali affinità di contenuto e di forma da
potersi disporre su tre colonne parallele e studiare contemporaneamente con
«una veduta d'insieme» (Sinossi). Perciò sono detti SINOTTICI.
Tuttavia hanno tra loro
tali differenze, che danno a ciascuno un carattere speciale e un'impronta
particolare. Cercare la causa di queste grandi rassomiglianze e differenze
costituisce LA QUESTIONE O PROBLEMA SINOTTICO. Varie ipotesi sono state
fatte:
La prima, che il primo
a scrivere il Vangelo sarebbe stato Marco, che Matteo avrebbe poi allargato,
mentre Luca avrebbe preso da entrambi.
La seconda, che, invece
sia stato Matteo a scrivere per primo il suo Vangelo, di cui Marco avrebbe
fatto un riassunto.
La terza, e la più
attendibile, che i tre avrebbero scritto indipendentemente l'uno dall'altro
prendendo dalla predicazione orale fatta dagli apostoli, che aveva assunto
una forma stereotipata, quanto serviva meglio al loro scopo e adattandolo
ai loro destinatari.
4) SIGNIFICATO DEL
TERMINE «VANGELO»:
«Vangelo»
(dal greco: eu¦agge¢lion
eu=bene, anghèlion=annunzio) vuol dire «buon annunzio,
lieta notizia o novella, buona nuova».
Fu la Settanta (versione
della Bibbia ebraica in greco) che usò per la prima volta il termine
«Vangelo» (Isaia 40,9; 52,7) nelle profezie messianiche per
indicare «la lieta notizia» della salvezza messianica. E in
questo senso l'hanno pure usato gli scrittori dei Vangeli (Marco 1,1; Matteo
24,14; Luca 7,22 ecc.).
Poiché questa «lieta
notizia» su Cristo e la salvezza da Lui apportata viene in modo esclusivo
narrata nei quattro libretti scritti da Matteo, Marco, Luca e Giovanni,
ecco che questo termine è stato dato fin dall'antichità ai
loro quattro scritti.
Infatti, essi, pur essendo
quattro (e quindi narrando tutti la vita, l'insegnamento e l'opera compiuta
da Gesù Cristo) hanno però un unico concetto fondamentale,
perché unico è il Vangelo come unico è il Signore
che annunzia, che però è presentato secondo quattro diverse
angolazioni, per cui si dice:
Vangelo secondo Matteo,
Vangelo secondo Marco, Vangelo secondo Luca e Vangelo secondo Giovanni,
cioè secondo la narrazione fatta da ...
5) LA BUONA NOTIZIA
E IL MONDO:
Quando nacque Gesù,
un angelo apparso ai pastori disse: «Vi porto la Buona Notizia,
che darà una grande gioia a tutto il popolo: oggi nella città
di Davide (cioè Bethlehem) v'è nato il salvatore che è
Cristo, il Signore».
Quale notizia più
bella poteva allora attendersi il popolo ebraico e con essa tutta l'umanità?
L'Atteso dei secoli, il Desiderato di tutte le genti, era finalmente
apparso sulla terra per essere salvezza del popolo, luce delle genti
e gloria del popolo d'Israele. Con giusto motivo. Con giusto motivo pertanto
la grande schiera degli angeli poté cantare sul luogo del neonato
Signore e Salvatore:
«Gloria a Dio nei
cieli altissimi e pace sulla terra agli uomini che Egli ama»
Gli esseri umani, presi
dal vortice della vita e distratti da tante cose, difficilmente talvolta
riescono ad afferrare la grandezza di questo fatto. Eppure esso è
unico nel suo genere.
Riflettiamo brevemente:
in quel neonato Salvatore v'è un Dio che si è fatto uomo,
che dallo splendore della Deità è sceso sulla terra, ha preso
la nostra stessa natura umana per divenire uno di noi onde recarci la salvezza,
farci comprendere la vera origine, il vero valore e il vero scopo della
vita col Suo insegnamento e col Suo sacrificio. Questa è l'essenza
del Cristianesimo!
Questo è ciò
che rende la religione Cristiana unica al mondo! Questa è la «Buona
Notizia» che il Vangelo annunzia anche a noi oggi esseri umani immersi
nelle miserie della vita, fatta di cattiverie, ingiustizie, odio e ripiena
di preoccupazioni, malattie e dolori.
Ascoltiamo allora quanto questa «Buona Notizia» ci dice.
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