LA CRITICA TESTUALE
DEL NUOVO TESTAMENTO

ULTERIORI SVILUPPI

Altri dopo Westcott e Hort si diedero a studi di critica testuale:

- Von Soden la cui opera fu completata nel 1913. Il testo non è materialmente diverso da quello di Westcott e Hort, ma ha sviluppato un suo sistema proprio di annotazioni che è stato in parte adottato dal Nestle. Ha diviso i manoscritti in tre gruppi indicati come K, H, I.

- Il K significa koiné e corrisponde al tipo Siricaco di Westcott e Hort;
- l' H indica il tipo Hesichiano e si riferisce alla tradizione testuale egiziana che è in fondo una fusione del Neutro con l'Alessandrino;
- l'I corrisponde in pratica all'Occidentale nella terminologia di Westcott e Hort.

La difficoltà dell'opera di Von Soden è dovuta alla sua complessità. Infatti il K è suddiviso a sua volta in altri 17. Il gruppo I (Gerusalemme) ha ben 14 suddivisioni. Tutta la sua analisi è troppo complicata.

- Alessandro Souter pubblicò, non solo il suo testo e canone del Nuovo Testamento (1912), ma poco prima di questo pubblicò un suo testo del Nuovo Testamento che rispecchia il testo usato per preparare la Revised English version del 1881. La sua particolare utilità consiste nell'aver indicato i più importanti documenti a sostegno delle lezioni elencate nell'apparato critico.

- Il testo del Nestle è stato largamente accettato come attestano le sue 25 edizioni (1) Ciò è dovuto al fatto che si mantiene aggiornato sulla scoperta di nuovo materiale e riflette le opinioni critiche correnti su ciò che deve rimanere nel testo e ciò che invece deve essere relegato nell'apparato critico. Si tratta di un'edizione molto pratica che mette in evidenza le cose essenziali. È un testo ecclettico che si basa sul consenso o la maggioranza delle lezioni di Westcott e Hort , di Weiss e di Tischendorf . Altri Nuovi Testamenti greci preparati da Vogels (1920), Merk (1933), e Bover (1943) non hanno avuto il successo di quello del Nestle (2) .

- Il tipo di testo detto Cesareo è una scoperta moderna. Già nel 1868 Ferrar del Trinity College di Dublino trovò delle affinità tra quattro manoscritti corsivi (13, 69, 124, 136). Col passar del tempo la ricerca ne aggiunse altri a questo gruppo. Nel 1902 Kirsopp Lake pubblicò la sua conclusione che i corsivi 1, 118 e 131 formavano un gruppo a sé stante. Si scoprì che questo gruppo era strettamente connesso con quello di Ferrar. In seguito si scoprì che il Codice Theta ( Q) (contenente i Vangeli Koridethi) (3) aveva delle affinità con gli altri due. Origene, nelle sue opere più recenti, invece di usare come testo il tipo Neutro, fece uso di uno che è straordinariamente affine a quello dalla famiglia Theta. Poiché egli passò l'ultimo periodo della sua vita a Cesarea (il primo lo aveva passato ad Alessandria), gli studiosi cominciarono a parlare di un testo Cesareo. Poi furono scoperti i papiri di Chester Beatty, che mostravano un'affinità con i su menzionati documenti, specialmente in Marco. Siccome questi papiri provenivano dall'Egitto si cominciò ad insinuare l'idea che il testo Cesareo non poteva aver circolato solo in Palestina. Quindi era necessario presupporre l'esistenza di un testo pre-Cesareo . Alcuni però dubitarono che tutte queste testimonianze fossero così omogeneee da poter giustificare l'identificazione di un altro tipo di testo.

- B.H. Streeter che ha avuto un ruolo importante nell'identificazione del testo Cesareo, è anche noto per la sua teoria dei « testi locali» (vedi The Four Gospels, 1925. Pag. 27-76). Egli era dell'opinione che alcuni divergenti tipi di testo sorsero attorno ai maggiori centri della fede cristiana durante il 2° secolo e ne identificò cinque:

- Alessandria era la patria del testo attestato da B (Vaticano) e secondariamente di Aleph () o Sinaitico) e dalle versioni Sahidica e Bohairica. Propose il termine di Alessandrino invece di Neutro di Westcott e Hort;

- Antiochia, dove fu particolarmente influente la versione Siriaca Sinaitica, come anche la Curetoniana;

- Cesarea il cui tipo è attestato da Theta (Q ) e 565 in Marco, come anche dalle famiglie 1, 13, ecc.;

- Italia, Gallia con D in una posizione influente, e secondariamente b e a;

- Cartagine. Qui era preferito il K, specialmente nei primi due Vangeli, mentre vi era l'influenza di e, e dentro certi limiti, anche W.

Identificando il testo comune a tutte queste zone, dovrebbe essere possibile avvicinarsi abbastanza ai documenti originali del Nuovo Testamento..

Secondo Streeter il testo Cesareo si trovava a metà strada tra il Neutro e l'Occidentale. Vi sono a volte delle aggiunte (in accordo con l'Antica Siriaca, D e l'Antica Latina), ma vi sono anche delle omissioni che lo pongono nella stessa categoria di B e dei suoi alleati, in contrasto con i documenti che attestano il tipo Occidentale.

Streeter mise in rilievo la situazione poco soddisfacente creatasi per il fatto che si parlava semplicemente di un tipo Occidentale (anche Westcott e Hort l'ammisero). Egli insistette sulla necessità di suddividere l'Occidentale, nel tipo di testo veramente Occidentale (vedi le sue quattro classificazioni) ed in quello Orientale, che aveva a sua volta due rami, uno predominante a Cesarea, l'altro ad Antiochia (4) Mentre tutti e tre mostrano delle somiglianze, le loro differenze sono sufficienti per giustificarne una classificazione a parte.

Verso la fine del 2° secolo la situazione testuale in Egitto è piuttosto complessa. Vi sono prove dell'esistenza del tipo di testo in seguito trovato in Aleph  e B, assieme certamente alla presenza del testo Occidentale, almeno nel caso di Clemente di Alessandria, e poi del Cesareo, che rappresenta un tipo intermedio. È possibile pensare che il primo tipo di testo (quello poi ritrovato anche in Aleph e B) sia stato di casa in Egitto fin dai primi tempi dell'era cristiana e che il testo Occidentale sia stato importato, in quanto Clemente venne ad Alessandria dall'Italia ed è possibile che sia stato influenzato da ciò che aveva precedentemente conosciuto ed usato.

Come si è potuto notare, la nomenclatura di Westcott e di Hort è stata modificata nel corso del tempo da altri studiosi. Infatti abbiamo sentito parlare del testo Koiné e Bizantino al posto del Siriaco. Si parla di Alessandrino o, meno propriamente, di testo Hesichiano, invece di Neutro.

- Kenyon ha proposto un nuovo metodo per raggruppare tutti questi tipi di testo:

- (a ) il Textus Receptus;

- (b ) Il Testo Neutro di Westcott e Hort;

- (g ) Il Testo Cesareo;

- (d ) Il Testo Occidentale;

- (e ) Il Testo Siriaco, che include la testimonianza delle versioni Siriaca, Armena e Georgiana;

- (z ) tutto il resto.

- G. Zuntz, nella sua opera The Texts of the Epistles (1953) ha messo in risalto l'importanza di P46 per ricostruire il testo delle lettere paoline. Questo documento, assieme ad una o più testimonianze dell'Occidentale può costituire una prova tale da superare il resto delle testimonianze. Ciò equivale all'osservazione di Westcott e Hort secondo cui quando il Neutro e l'Occidentale sono d'accordo, si può essere ragionevolmente certi di trovarsi di fronte al vero testo. Poiché questi due divergenti tipi fi testimoni potrebbero andare d'accordo solo nell'originale.

Si dovrebbe qui notare che alcuni studiosi moderni sono piuttosto pessimisti nel seguire un solo tipo di testo per giungere a stabilire l'esatta lezione in un determinato caso, preferendo prendere in considerazione tutti i fattori di quella data situazione. Essi quindi sono divenuti metodologicamente ecclettici. Questo potrà apparire in maniera più chiaramente quando si parlera dei principi della critica testuale.

Prima di far questo, però, esaminiamo altri tre progetti di grande interesse nella critica testuale:

- Mel 1935 cominciò ad essere pubblicata l'opera di S.C.E. Legg: un volume su Marco ed uno su Matteo vennero pubblicati dalla Oxford Press prima che il progetto fosse sospeso. Questo primo progetto è stato poi assorbito da un progetto su più larga scala il cui centro è a Chicago ed anche a Oxford. Iniziato nel 1948, è noto come Progetto Internazionale per una edizione critica del Nuovo Testamento greco . Il lavoro è lento dal momento che bisogna raccogliere del materiale nuovo in modo da rendere l'apparato critico quanto più completo possibile, però infine risulterà da questa impresa l'edizione che succederà all'ottava di Tischendorf.

- Nel 1958 la Società Biblica Britannica e Forestiera pubblicò un Nuovo Testamento greco della società Biblica Americana, da pubblicarsi in collaborazione con la Società Biblica Nazionale Scozzese e la Società  Biblica di Württemberg In Germania. Questa edizione corrisponde alla necessità di avere un'opera critica che sarà particolarmente utile al pastore e al traduttore della Bibbia, come anche allo studente di teologia. Lo scopo sarà raggiunto eliminando dall'apparato il materiale che non ha importanza intrinseca e concentrandosi su ciò che è realmente importante per l'interpretazione della Parola. Secondo i piani dovrebbe avere nell'apparato critico dalle 2000 alle 3000 varianti, mentre nel Nestle ve ne sono un 10mila.Nel frattempo gli editori del testo Nestle hanno pubblicato la 25° edizione (5) in cui hanno incluso le lezioni di P66 e P75.

- Ivan Panin ha pubblicato un testo greco assieme ad un Nuovo Testamento in inglese, basato su ciò che egli chiama la scienza dei numeri, in cui cerca di stabilire il testo greco in base ad una simmetria numerica: la giusta combinazione di parole e lettere, con il 7 come numero chiave. Se questo sistema fosse valido ci dispenserebbe dall'usare la critica testuale, intesa nel senso comune del termine, dal momento che il testo sarebbe ricostruito su di una base numerica. Come ha notato O.T. Allis vi sono in questa teoria dei punti deboli, in quanto se non si può ottenere la giusta combinazione con i numeri relativi alla somma di parole e lettere di una data frase, si fa ricorso ai numeri «vicini» che si trovano dall'una o dall'altra parte in modo da poter ottenere la combinazione voluta: Se si ammette questa necessità tutto il sistema crolla. I numeri, infatti, sono terribilmente precisi ed il ricorso a questi fenomeni numerici «nascosti» fa dubitare della validità di questo sistema.

- Giorgio M. Lamsa sostiene che il Siriaco è lo stesso dell'Aramaico parlato dal Signore, e che il Peshitta discende direttamente dall'Aramaico senza ch vi sia tra loro alcuna differenza. Egli ha fatto delle traduzioni, prima dei Vangeli poi del resto del Nuovo Testamento sulla base della versione siriaca. La verità è naturalmente che la Siriaca è una versione del Nuovo Testamento greco. Lamsa comunque è arrivato al punto da affermare che le lettere di Paolo furono scritte in Aramaico e poi tradotte in greco. Questo è del tutto inammissibile.

Conclusione. Dal tempo di Westcott e Hort, gli ulteriori sviluppi della storia del critica testuale del Nuovo Testamento hanno dimostrato che la questione è molto più complicata di quello che essi pensassero. Con l'aiuto dei vari tipi di testo, nello stabilire il testo originale, noi non possiamo risalire oltre il 2° secolo (6) La tendenza è ora di ricorrere a considerazioni interne. Ogni lezione deve essere esaminata alla luce dell'intera situazione, comprese le autorità manoscritte, e della probabilità relativa alla trascrizione e di quella intrinseca.



NOTE A MARGINE

1. Nel 1993 è stata raggiunta la XXVII edizione del Nestle-Aland. torna al testo

2. Ivi, p. 84 Per una trattazione ed una valutazione di questi, vedi J. Harold Greenlee , An Introduction to New Testament Textual Criticism. torna al testo

3. Detto anche "Codice di Koridethi" (dalla località in cui fu trovato), ora a Tiflis (sec. VIII-IX d.C.); contiene i Vangeli: cfr. C.M. Martini, "I Linri di Dio - Introduzione Generale alla Sacra Scrittura", Marietti Editori Ltd, p. 517; cfr  anche P. Carlo M. Martini - D. Pietro Bonatti, 1/Il Messaggio de.lla Salvezza, Introduzione Generale, Libro terzo, Trattato del Testo, IV edizione, Elle Di Ci Torino Leumann, p.179. torna al testo

4. Il Cesareo è attestato da Q e 565, l'Antiocheno da sys e syc. torna al testo

5. Si rimanda alla nota n. 1. torna al testo. torna al testo

6. Se non si tratta soltanto di sensazionalismo e fossero confermati i ritrovamenti di frammenti del Nuovo Testamento nelle grotte di Qumran come pare sostengano Carsten P. Thiede - Matthew D'Ancona in Testimone Oculare di Gesù delle Edizioni Piemme, Casale Monferrato (AL),1996, allora si può parlare di frammenti di papiro dei Vangeli che risalgono addirittura al primo secolo. Lo stesso discorso vale anche per le Pastorali, come risulta da un articolo di Fausto Salvoni in un numero di "Ricerche Bibliche e Religiose" che richiamiamo in un'altra pagina. Le ricerche archeologiche continuano ed i ritrovamenti ci portano sempre poù vicino agli originali ed a ridimensionare ogni volta i risultati della critica testuale. torma al testo