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Secondo questi due studiosi, in base alle loro relazioni genealogiche tutti i documenti possono essere classificati in quattro famiglie o gruppi principali:
Il Siriaco
L'Occidentale
L'Alessandrino
Il Neutro
Il Siriaco
È il più recente ed è attestato dalla maggioranza dei manoscritti. Il nome del gruppo o famiglia deriva dall'ipotesi che in Siria (probabilmente ad Antiochia), durante la prima metà del 4°secolo, sia stata fatta una revisione testuale, resa necessaria dallo stato di corruzione del testo. C'era bisogno di uniformità affinché tutta la chiesa si potesse appellare ad un unico testo da tutti accettato. Poiché questo divenne il testo standard, tutti i manoscritti successivi riflettono questo tipo di testo. Nel fare la revisione sembra che sia stato difficile eliminare ciò che fino a quel momento era passato come Scrittura. Si verificò quindi quello che viene chiamato il processo di conflazione in base al quale ci fu la tendenza a combinare insieme due lezioni. Per esempio. In Luca 24, 53 una tradizione testuale, attestata da alcuni manoscritti, afferma che i discepoli benedicevano Dio nel Tempio, mentre un'altra tradizione attesta la lezione secondo cui essi lodavano Dio. Si può quindi ragionevolmente dedurre che i due tipi più antichi del testo siano stati fusi insieme e che questa forma più ampia di testo sia continuata ad essere copiata nei manoscritti successivi (1) .
L'Occidentale
È caratterizzato dalla tendenza ad
includere materiale leggendario e le glosse degli scribi.
Sebbene l'usassero Westcott e Hort non erano
molto soddisfatti di questo termine. C.R. Gregory
preferisce chiamarlo Testo Rielaborato
e lo descrive come segue: «Questo testo del
2° secolo esercitò un certo fascino sui Cristiani. Anche oggi
ne esercita in una certa misura. Parallelamente al testo originale, esso
era più succoso, più popolare, più completo; non
tralasciava nulla ed aggiungeva tutto ciò che fosse possibile aggiungere
» (2)
.
L'Alessandrino
Più che un tipo di testo rappresenta una tendenza. Alcuni manoscritti rivelano infatti una tendenza a correggere lezioni nell'interesse della precisione ed eleganza grammaticale.
Il Neutro
Non devia da alcuna delle posizioni prese dagli altri. Westcott e Hort via via che lo esaminavano lo trovavano sempre più originale e superiore agli altri
I tipi pre-siriaci sono attestati dalle seguenti fonti: L'Occidentale in: D, l'Antica latina, l'Antica Siriaca e in Padri come Cipriano, Ireneo e Tertulliano; l'Alessandrino in C, L, Origene ed in altri parzialmente. Il Neutro in Aleph, B, la versione Bohairica e parzialmente in Origene. Un fattore di complicazione consiste nel fatto che è avvenuta una specie di fusione di questi testi. Così ad esempio Aleph contiene nei Vangeli anche delle lezioni dell'Occidentale, specialmente in Luca. La stessa cosa avviene nel manoscritto B per quanto riguarda le lettere di Paolo.
Ecco le più importanti deduzioni della teoria di Westcott e Hort:
1) Una lezione che non si trova nell'Occidentale, nell'Alessandrino e nel Neutro deve essere del tipo Siriaco e quindi deve essere rigettata in quanto recente e poco attendibile.
2) Una lezione che si trova nell'Occidentale e nell'Alessandrino non deve essere ammessa senza la garanzia del Neutro.
3) Bisogna sospettare di una lezione che si trova nel Neutro, ma non nell'Occidentale in quanto potrebbe trattarsi di un caso di non-interpolazione occidentale .
Per Westcott e Hort quel che conta non è tanto il numero dei manoscritti che contengono una determinata lezione, ma la loro qualità.
La loro teoria, anche se modificata da vari fattori continua ad esercitare una certa influenza fra gli studiosi. Aderirono alla teoria di Westcott e Hort personaggi come Gregory, Souter, Warfield e A.T. Robertson. Altri, invece, sostenendo la superiorità del Textus Receptus, la rifiutarono per motivi aprioristici e teologici; come ad esempio Burgon e Miller , i quali affermarono che Dio non avrebbe mai permesso che la Sua Chiesa usasse per secoli un testo non corretto, mentre un testo migliore era disponibile solo in pochi documenti.
Un'altra obiezione di Burgon e di Miller era la scarsità di conflazioni (3) . Hort ne citò soltanto otto, ma ne avrebbe potuto citare di più.
Questi due oppositori sfidarono allora Hort a provare che la Recensione Siriaca era stata causata da un puro evento storico. Per la verità Hort non ha mai insistito su un singolo avvenimento, ma avanzò l'ipotesi che vi furono due stadi prima di arrivare al processo di revisione. I suoi oppositori avanzarono a loro volta l'ipotesi che buona parte dei documenti abbiamo avuto origine da documenti molto più antichi di Aleph () - Sinaiticus) e di B (Vaticanus). A proposito di questa ipotesi B. Robertson scrive: «. . . non sono state trovate delle lezioni puramente siriache che sono attestate dagli scritti dei primi Padri. Le lezioni siriache che lo sono, sono anche o del tipo Occidentale o del Neutro» (4) . Questo punto è stato chiamato: La pietra angolare della teoria di Hort.
Più recentemente la teoria di Westcott e di Hort è stata decisamente attaccata da H.C. Hoskier il quale scrisse: « B (Vaticanus) non rivela un testo "Neutro", ma, come la maggioranza dei documenti, un'influenza Copta, Latina e Siriaca e quindi la sua testimonianza non è poi così importante come si suppone e si afferma da parte di Hort e compagni »(5) . Egli continua affermando che il Textus Receptus servì in larga misura come base per la rielaborazione operata da B (Vaticanus).
Oltre all'appunto che nella teoria di Westcott e Hort si fa troppo affidamento su di un solo manoscritto (B - Vaticanus), sono state sollevate molte altre obiezioni contro questa teoria. Sta di fatto che Westcott e Hort cercarono di proteggere i loro manoscritti preferiti da ogni accusa, anche usando una particolare terminologia nei casi di interpolazioni del tipo Neutro che furono appunto chiamate, come abbiamo già detto più sopra, non-interpolazioni Occidentali .
Mentre la teoria di Westcott e Hort è stata applicata con successo per spodestare il Textus Receptus, essa non è riuscita a dimostrare che il testo Neutro corrisponda agli originali. Non fornisce, inoltre, dei criteri per decidere quale preferire tra due linee genealogiche ugualmente antiche, come nel caso dei tipi Occidentale e Neutro (6) .
Si è obiettato che un tipo di testo geograficamente confinato ad una zona (L'Egitto), non può rappresentare il testo che la Chiesa Universale possedeva all'inizio, ma questa obiezione non è valida come prima dal momento che nella Palestina Sud-Orientale sono stati trovati alcuni frammnenti del Nuovo Testamento che sono strettamente affini al Neutro. Non vi è dubbio che si deve attribuire al tipo Occidentale più valore d quello che gli è stato attribuito da Westcott e da Hort. Black infatti afferma che il Codex Bezae ha conservato molto di più del primitivo testo greco "aramaicizzato" di quello che non abbiano conservato gli stessi documenti Aleph (Sinaiticus) e B (Vaticanus) (7) .
Si è spesso detto che il Neutro è il frutto di una revisione che Westcott e Hort sottovalutarono. Ma questo ora viene messo in discussione dalla grande quantità di frammenti di papiri del Nuovo Testamento, buona parte dei quali sono più antichi di Aleph e di B, ma che riflettono in generale lo stesso tipo di testo trovato in questi importanti manoscritti. Questo è particolarmente vero per P75. Un confronto tra questo documento ed il Codice Vaticano (B) ha portato Calvino L. Porter a concludere che: «Abbiamo ora le prove che il tipo di testo, di cui testimoniano P75 e il Codice Vaticano ebbe origine nel 200» (8) . Il tipo di testo in questione deve essere quindi considerato come un testo trasmesso e non revisionato. In questo modo la posizione di Westcott e Hort è stata notevolmente comprovata dalle recenti scoperte fatte in questi ultimi anni dalla scienza e dalla critica testuale.
1.Ecco perché alcune traduzioni attuali del Nuovo Testamento riportano la lezione più ampia, altre invece la più ristretta. Così ad esempio nella versione della "Nuova Diodati", Edizioni la Buona Novella - Brindisi, 1991 troviamo questa traduzione: «E stavano continuamente nel tempio, lodando e benedicendo Dio. Amen!». La versioni C.E.I. traduce:: «e stavano sempre al tempio lodando Dio». F.Salvoni traduce nella Buona Notizia, Lanterna Editrice - Genova 1973 «e stavano continuamente al tempio, benedicendo Dio». La Versione Nuova Riveduta della SBBF Roma 1994, traduce: «e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio». Il Nuovo Testamento Greco-Italiano a cura di Bruno Corsani e Carlo Buzzetti, Testo Greco XXVII Edizione dell'opera di Eberhard e Ervin Neslte a cura di Barbara e Kurt Aland, Johannes Karavidopoulos, Carlo M. Martini, Bruce M. Metzeger in collaborazione con l'Istituto di Ricerca Testuale del Nuovo Testamento - Münster, Westfalia. con note italiane tratte dalla TOB, Edizioni SBBF di Roma, 1996, riporta questo testo greco: « kai\ hÅesan dia\ panto\j e¦n t%Í i¥er%Í eu¦logou½ntej to\n qeo\n » (kaì èsan dià pantòs en tò ierò eulogoùntes tòn theòn) (trad. it. = ed erano sempre nel tempio per benedire (o lodare) Dio). L'apparto critico di Augustinus Merk S.J., edizione nona del 1964 aggiunge tra parentesi quadra dopo i¥er%Í , l'espressione sinonima di eu¦logou½ntej : «ai¦nou=ntej kai\ » (ainoùntes kai) che in italiano può essere tradotta con "per lodare" o " per cantare le lodi". Evidentemente l'apparato critico di A. Merk S.J. ha voluto tenere conto anche dell'altra tradizione precedente al testo Siriaco. Comunque dire soltanto «per benedire » oppure per «per lodare e per benedire » è una sottigliezza che non cambia il senso generale, non solo della pericope, ma neppure del passo in questione, trattandosi entrambi di verbi che vengono usati anche altrove come sinonimi l'uno dell'altro dallo stesso Luca (cfr Lc 2, 20.38). Qui naturalmente vale quanto già detto più sopra: Il critico testuale, trattandosi di Parola di Dio, fa ogni sforzo pur di raggiungere il testo originale, anche in casi in cui l'ipotetico errore testuale (se di errore si può parlare!) non cambia il significato del passo. Può essere interessante per coloro che conoscono l'inglese il commento di Bruce M. Metzeger a Lc 24, 53 tratto dal suo «A Textual Commentary on the Greek New Testament», edito dall'United Bible Societis - London - New York, 1975: «The readings ai¦nou=ntej kai\ eu¦logou=ntej (A C2 K W X D Q Y f1 f13 33) and eu¦logou=ntej kai\ ai¦nou=ntej (eth) are undoubtedly conflations (conflazioni), arising from combinations of eu¦logou=ntej (P75) B C* L syrs,pal copsa,bo geo) and ai¦nou=ntej (D ita,b,d,e,ff2,r1 Augustine). It is more difficult to decide between the two earlier readings. On the one hand, since eu¦logei=n is a favorite word with Luke (it occurs twelve other times in the Third Gospel, whereas ai¦nei=n occurs in only three other passages), one can argue that it was probably original here. On the other hand, since in patristic Greek eu¦logei=n comes to be a distinctively Christian term used in praising God (in comtrast with the pagan usage of ai¦nei=n ) copyists would have tended to replace in instances of the latter verb with the former. Considerations relating to the context are similarly indecisive. It can be argued that the presence of eu¦logei=n in verses 50 and 51 prompted copyists to introduce the same verb in ver. 53; or, thinking it more appropriate that the activity of the disciples should be differentiated from that of their risen Lord, out of reverence copyists may have altered eu¦logou=ntej to ai¦nou=ntej . Faced with these conflicting considerations, a majority of the Committee preferred to make a decision on the basis of external attestation, and therefore chose eu¦logou=ntej , supported as it is by early and diversified witnesses. torna al testo
2. Nota tratta daE.F. Harrison, o.c. p. 80: «Canon and Text 0f the New Testamente», p. 490. torna al testo
3. Termine tecnico della critica testuale di cui abbiamo già detto più sopra e che comunque significa la confluenza in un unico documento di due tradizioni antecedenti al documento stesso. torna al testo
4. Citazione tratta da E.F. Harrison, o.c., p. 82: An Introduction to the Textual Criticism of the New Testament, p. 191. torna al testo
5. Ivi, p. 82: Codex B and its Allies. Parte I, p. 465. torna al testo
6. Ivi, p. 82 B.M. Metzeger, «Recently Published Fragments of the Greek New Testament, ET, 63 (1952), p. 331. torna al testo
7. Ivi, p. 83 Matthew Black, An Aramaic Approach to the Gospels and Acts, 2a ed., 1954, pp. 214-15. torna al testo
8. Ivi, p. 83 Journal
of Biblical Literature, 81 (1962), p. 375. torna al
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