LA CRITICA TESTUALE
DEL NUOVO TESTAMENTO

LA STORIA DELLO STUDIO DEL TESTO DEL NUOVO TESTAMENTO

Non considerando il periodo Antico e quello Medioevale in cui in Occidente veniva usata quasi esclusivamente Il testo della Vulgata Latina, lo studio del testo inizia da Erasmo da Rotterdam e si può dividere in tre periodo: 1) La voga del Textus Receptus (dal 1516 al 1750 circa), 2) Il periodo di tensione e transizione ad un testo migliore (1750-1830 circa); 3) La voga del Testo Migliorato (dal 1830 fino ad oggi).

LA VOGA DEL TEXTUS RECEPTUS
(dal 1516 al 1830 circa)

Con il Rinascimento si era rinnovato l'interesse per il Greco e questo fatto, assieme all'invenzione della stampa, diede origine all'epoca del Nuovo Testamento stampato. Verso la fine del 16° secolo si svolse una gara tra il Cardinale Ximenes di Spagna ed Erasmo da Rotterdam per pubblicare il primo Nuovo Testamento greco stampato. Ximenes pubblicò La Poliglotta Complutense nel 1522, ma fu preceduto da Erasmo , che spronato da Froben, un tipografo di Basilea, ed incoraggiato dal Papa, pubblicò la sua nel 1516.

La traduzione del Nuovo Testamento in greco di Erasmo fu veramente rivoluzionaria per quei tempi in cui le persone conoscevano ben poco della Bibbia, soltanto quelle parti che erano usate nella Liturgia. Oltre alla traduzione in greco, Erasmo pubblicò anche una versione in latino ed alcune note che non furono certamente complimentose nei confronti del clero di quel tempo. In una nota, ad esempio a 1 Corinzi 14, 9, così si espresse: «S. Paolo dice che egli avrebbe preferito cinque parole di significato ben chiaro piuttosto che diecimila in una lingua sconosciuta. Oggi invece nelle nostre chiese essi cantano in una lingua semplicemente sconosciuta, mentre non si sente un sermone nemmeno in sei mesi che esorti la gente a pentirsi ed a cambiar vita ».

Erasmo pubblicò ben 5 edizioni del suo libro che divenne molto famoso, nonostante l'opposizione del clero. La 1a edizione non fu molto buona dal punto di vista critico, ma Erasmo la migliorò facendo uso della Poliglotta Complutense, quando venne pubblicata. La 3 a edizione  suscitò una certo scalpore in quanto Erasmo aveva promesso di includervi 1 Gv 5, 7 se avesse trovato anche solo un manoscritto che lo contenesse. Questo passo fu trovato soltanto nel manoscritto 61 del 16° secolo ed egli dovette mantenere la promessa, anche se si trattava di un semplice commento di Cipriano alla Scrittura ritradotto dal latino al greco. Il passo comunque entrò nella versione latina ed è conservato attualmente anche dalla King James Version a testimoniare quanta diligenza sia necessaria per liberare il testo originario da tutte le successive aggiunte. Nonostante i suoi limiti il testo di Erasmo del Nuovo Testamento in greco continuò ad essere usato per circa 300 anni.

Il testo di Erasmo, con alcune lezioni prese da altri fonti, divenne il testo ufficiale in Gran Bretagna per merito di Stefano. Costui fra l'altro pubblicò un'edizione che aveva per la prima volta la divisione in versetti come le nostre attuali Bibbie.

I fratelli Elzevir a Leyden pubblicarono varie edizioni del Nuovo Testamento in greco e la loro 2 a edizione del 1633 divenne il testo ufficiale in Europa, differendo da quello della Gran Bretagna su circa 200 lezioni. Nella prefazione gli editori, asserendo in latino che tale traduzione era stata ormai accettata da tutti, usarono il termine: «Textus Receptus". Tale termine si usa anche oggi per indicare quel tipo di testo ed altre edizioni del tempo, tutte più o meno dipendenti da quello di Erasmo. Lo stesso testo, è stato usato anche per la King James Version.

Sebbene il Textus Receptus non sia il migliore a nostra disposizione, non è che vi sia grande differenza con il testo migliorato tuttora in uso. È interessante a tal proposito il commento di Hort il quale così scrive: « Tra tutte le varianti solo una minima parte è costituita da varianti importanti, cioè appena una millesima parte di tutto il resto » (1) .

Ci si potrebbe allora chiedere quale utilità abbia la critica testuale dal momento che si tratta solo di pochissime varianti di una certa importanza. Poiché abbiamo a che fare con la Parola di Dio nessuno sforzo è mai abbastanza per stabilire, per quanto è possibile, un testo esatto in ogni suo dettaglio. Per fortuna lo studio del testo non si è fermato dopo la pubblicazione della James King Version nel 1611. Anche se questa versione ha conservato nel tempo una certa stabilità, gli studiosi hanno continuato la loro opera per raggiungere un testo migliore. Per qualche tempo essi accettarono il Textus Receptus come punto di riferimento apportandovi soltanto delle varianti prese da alcuni manoscritti sconosciuti ai loro predecessori.

In questo campo si distinsero in modo particolare:

- Giovanni Mill (1797) che notò 30 mila varianti nei manoscritti a sua disposizione e fece grande uso delle citazioni patristiche. Si cominciarono a valutare criticamente i vari documenti senza metterli tutti sullo stesso piano, come prima. Tuttavia non ci si allontanò molto dal Textus Receptus.

- Riccardo Bentley (1720), professore a Cambridge, si impegnò per la pubblicazione di un testo greco del Nuovo Testamento migliore dei precedenti. Egli era dell'opinione che si facesse maggior uso delle Antiche Versioni e che si comparassero più accuratamente i manoscritti a disposizione degli studiosi. Si mise all'opera con l'aiuto di alcuni collaboratori, ma la sua morte prematura non gli consentì di portare a termine l'opera che si era prefissa. Le sue idee ed i suoi sforzi comunque non andarono perduti, perché altri dopo di lui trovarono preziosi i suoi suggerimenti.

- J.A. Bengel , all'ombra del Textus Receptus,  nel 1734 pubblicò un testo e fu il primo a proporre il metodo genealogico, cioè la divisione dei manoscritti in famiglie secondo le evidenti relazioni esistenti tra di loro. Attraverso le varie copie che venivano man mano fatte si stabilivano delle relazioni o «parentele». Essendo possibile per alcuni manoscritti risalire ad una medesima fonte, il Bengel si accorse che il numero dei manoscritti che contengono una determinata lezione è meno importante della loro mutua relazione. Così, ad esempio, se si scoprono che nove manoscritti su dieci hanno un'origine in comune, questi nove sono in pratica equivalenti ad un solo manoscritto e potrebbero quindi, tutti e nove in blocco, non avere più importanza del decimo che è fuori da questa «famiglia». Il Bengel è anche famoso per aver introdotto nella critica testuale la massima: «la lezione più difficile è da preferirsi a quella più facile» in quanto i copisti hanno la tendenza a diminuire le difficoltà del testo.

- J.J. Wettstein di Basilea preparò un testo greco nel 1751-1752 basato sullo studio comparativo di più di cento manoscritti. È famoso per aver raccolto passi paralleli da fonti rabbiniche e classiche che illustrano i passi del Nuovo Testamento. Gli studiosi devono a lui un sistema di notazioni in base al quale i manoscritti onciali vengono indicati con lettere maiuscole ed i corsivi con numeri arabi.

IL PERIODO DI TENSIONE E TRANSIZIONE AD UN TESTO MIGLIORE
(1750-1830)

Il secondo periodo si apre con la personalità di J.J. Griesbach (1745-1813) che pubblicò un testo del 1775-1777, non distaccandosi dal Textus Receptus, ma sviluppando il metodo di classificazione dei manoscritti per famiglie. Di lui il Vincent scrive: « Il compito che stava di fronte a Griesbach era di rivendicare l'autorità dei codici più antichi, di classificare le varie autorità e usarle criticamente e consistentemente per la ricostruzione del testo »(2) .

Considerando il corso degli eventi nei primi secoli della trasmissione del testo, Griesbach   preparò la strada per una più accurata analisi che in seguito avrebbero fatto Westcott e Hort . Scoprì un tipo di testo che chiamò Occidentale , caratterizzato da glosse di copisti e che quindi aveva bisogno di essere corretto. Egli scoprì anche il tipo Alessandrino , ritenendo che fosse un tentativo da parte degli antichi scribi di migliorare l'Occidentale. Un terzo tipo, originato dai due su menzionati, fu da lui chiamato Costantinopolitano . A lui si deve la massima che può essere affiancata a quella del Bengel: « La lezione più corta è da preferirsi a quella più lunga ».

Il torto di Griesbach consiste nel non aver logicamente preparato un testo migliorato e nell'aver sostanzialmente ancora aderito al Textus Receptus.

LA VOGA DEL TESTO MIGLIORATO
(1830 ad oggi)

L'inizio del terzo periodo è associato al nome di Lachmann, che, abbandonato il Textus Receptus, pubblicò nel 1831 un testo greco ritornando agli antichi manoscritti presi come base. Anziché risalire fino al testo originale del Nuovo Testamento, egli si limito al testo del 4° secolo.

Tischendorf, già menzionato a proposito di Aleph, era uno zelante collezionista di manoscritti ed un proficuo editore. Preparò 24 edizioni del Nuovo Testamento greco. La sua opera più impegnativa fu l'8° edizione che è stata quella standard per molti anni per la gran quantità di manoscritti citati. Ora anch'essa è inadeguata.

Tregelles intuì che era ormai tempo di darsi da fare per ottenere il miglior testo possibile. Il suo Nuovo  Testamento greco fu pubblicato in varie parti tra gli anni 1857 e 1879. Egli comprese che i documenti non dovevano essere valutati in base alla loro età (cioè alla data di origine), bensì all'età del testo che essi contenevano. Si accorse che documenti di origine recente avevano un tipo antico di testo. Souter nota che Tregelles fece per il mondo di lingua inglese ciò che Lachmann aveva fatto per il continente, cioè indicare una via che si discostasse dal Textus Receptus.

Enrico Alford iniziò la sua opera col Textus Receptus, ma, riesaminando il suo lavoro, a poco a poco se ne discostò, dichiarandosi a favore di un testo migliore.

Westcott e Hort sono delle istituzioni nel campo della critica testuale. La loro opera è contenuta in due volumi, uno con il testo del Nuovo Testamento, ma senza alcun apparato critico. L'altro con l'introduzione scritta da Hort, che espone i principi su cui il testo è stato ricostruito. Questi volumi sono il frutto di quasi 30 anni di lavoro. Il loro scopo era quello di ricostruire il testo originale nei limiti del possibile. Per la loro teoria testuale essi seguirono grosso modo la strada aperta da Griesbach , ma la loro opera è più critica e completa.


NOTE A MARGINE

1. Citazione tratta da E.F. Harrison, o.c., p. 77: F.J.A. Hort, The New Testament on the Original Greek, introduzione, p. 2. torna al testo

2. Ivi: M.R. Vincent, A History of the Textual Criticism of the New Testament, p. 101. torna al testo