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Gli originali dei libri del Nuovo Testamento andarono ben presto perduti perché scritti su materiali deperibili. Se questi originali fossero stati ancora in possesso della Chiesa di Roma, ad esempio al tempo, della controversia contro Marcione del 2° sec. d.C., sarebbe stato semplice controbattere le sue falsificazioni del testo esibendo gli originali, ma questi ormai non esistevano più. Erano stati sostituiti da copie dei vari libri che alcuni copisti scrupolosi erano stati incaricati di fare per conservare la purezza del testo originale. Tali copie erano state a loro volta sostituite da nuove copie e così via di seguito. Se si pensa al numero dei libri del Nuovo Testamento e si riflette che per quasi un millennio e mezzo questi libri sono stati trascritti a mano da vari copisti, non c'è da meravigliarci se col passar del tempo siano state introdotte nel testo numerose varianti. Ogni nuova copia si allontanava sempre più dal testo originale e le diversificazioni si trasmettevano e crescevano col passare del tempo, fino a giungere, ai nostri giorni, alla necessità di poter usare un testo che si avvicini il più possibile al testo originale, dal momento che solo tale testo è veramente quello ispirato.
Se oggi siamo in grado di leggere le parole pronunciate da Gesù e dai suoi apostoli nelle pagine del Nuovo Testamento ed essere ragionevolmente sicuri che tali parole sono state effettivamente pronunciate dal Signore e dai suoi apostoli, lo dobbiamo al lavoro di tanti studiosi che hanno dedicato la loro vita alla ricostruzione di un testo il più vicino possibile agli originali. Dio, naturalmente, Signore della storia, ha guidato la mano di questi studiosi ed ha fatto in modo che la Sua Parola ed il Suo messaggio di salvezza per l'umanità potesse giungere fino a noi inalterato, pur fra tante peripezie.
L'esegesi di un qualsiasi passo della Scrittura, ed in modo particolare del Nuovo Testamento, richiede pertanto l'acquisizione di nozioni su una particolare disciplina chiamata critica testuale, perché può capitare di dover scegliere tra varie lezioni (o varianti testuali).
La critica testuale è chiamata anche «bassa critica» per distinguerla dall' «alta critica » che valuta criticamente i vari libri del N.T. dal punto di vista della loro autenticità, data di composizione, scopo, destinatari, ecc. Pur usando il termine «bassa critica», riferendoci alla critica testuale, non si deve pensare a qualche cosa di inferiore, ma a qualcosa di fondamentale rispetto all'alta critica.
Manoscritti
Il testo del Nuovo Testamento, così come lo conosciamo oggi noi, proviene da tre principali fonti antiche:
1) Manoscritti greci che riportano una parte o tutto del Nuovo Testamento.
2) Versioni o traduzioni dal testo greco in altre lingue, che a loro volta possono essere:
a) versioni dirette, quando la traduzione è stata fatta direttamente del testo greco;
b) versioni indirette, quando la traduzione è stata fatta da un testo che a sua volta è una traduzione del greco.
3) Citazioni patristiche di parti del testo del Nuovo Testamento, in greco e latino, dei Padri della Chiesa e conservate nei loro scritti
L'apparato critico, che gli editori del Nuovo Testamento in greco spesso includono nel testo, pone lo studente di fronte alle varianti più importante riscontrate nelle tre principali fonti antiche di cui sopra.
I manoscritti che contengono una parte o tutto il Nuovo Testamento ammontano a circa 4.700, di cui:
240 o più, scritti
in lettere maiuscole, sono detti manoscritti onciali;
2.500 manoscritti corsivi,
in lettere minuscole e con grafia normale;
1.800 lezionari greci,
che contengono parti del Nuovo Testamento, raggruppati secondo un determinato
ordine per uso liturgico delle chiese;
70 papiri che riportano
parti del testo del Nuovo Testamento.
Materiale per scrivere : Ai tempi del Nuovo Testamento ed anche prima il papiro era usato in tutto il Mediterraneo. Veniva preparato prendendo il midollo della pianta di papiro (cresceva abbondantemente nelle acque basse del Nilo ed anche altrove nei pressi di Siracusa) e tagliandolo a strisce che venivano disposte orizzontalmente e verticalmente; si fondevano quindi insieme e con della colla e si ponevano sotto una pressa in modo da formare uno foglio della grandezza pressappoco dell'attuale A4. I fogli così preparati venivano incollati l'uno all'altro in modo da formare un rotolo, nel quale il testo delle opere letterarie veniva steso su due, tre o quattro colonne.
Di solito si scriveva sul lato in cui le fibre erano disposte orizzontalmente (recto), ma poteva succedere che il testo continuasse anche nel retro (o verso) (V. Ap 5, 1).
Sono stati trovati dei rotoli di papiro lunghi anche oltre 10 metri, ma questa era la misura media delle maggior parte di essi in quanto corrispondeva alla misura dei libri più lunghi del Nuovo Testamento.
Alla fine dell'epoca apostolica, si cominciò a mettere insieme i fogli di papiro in modo da formare un libro, noto poi come «codex» (codice).
Ai tempi del Nuovo Testamento, oltre al papiro si usarono anche altri materiali, come ad esempio il cuoio (vedi i rotoli di Qumran ed alcune pergamene menzionate da Paolo in 2 Ti 4, 13). Verso il 4° secolo la pergamena cominciò a soppiantare il papiro. La pergamena(1) era preparata lavando e levigando le pelli di animali (per lo più di pecora o di capra) fino ad ottenere una superficie liscia. Poiché la pergamena aveva una durata maggiore di quella del papiro, i più importanti manoscritti del Nuovo Testamento, pervenutici, sono proprio di questo materiale.
I manoscritti vergati a mano sono difficili da leggere in quanto non vi è divisione di parole, tutto è legato assieme senza interpunzione, raramente si usavano gli accenti ed i pochi casi in cui si trovano, si è scoperto che sono stati aggiunti in seguito. Poiché lo spazio era prezioso [alto costo del materiale: papiro o pergamena che fosse, penna (calamus), inchiostro, ecc.], poco si faceva per favorire il lettore.
Metodo di enumerazione dei manoscritti:
i manoscritti onciali sono indicati:
- con lettere romane,
come ad esempio B:
- con lettere greche,
come ad esempio Y
- con lettere ebraiche
come )
- oppure con dei numeri
arabi, premettendo uno zero, come ad esempio 00128
- I numeri arabi designano
i manoscritti corsivi, come ad esempio 63
- I lezionari sono indicati
con numeri arabi, seguiti da « Evl », scritto in alto
nel caso di un lezionario dei Vangeli,
- o « Apost »
per indicare un lezionario di altre parti del Nuovo Testamento,
- oppure dalla lettera
« l » seguita da un numero arabo.
- I papiri sono indicati
da una P maiuscola che ha in alto a mo' di esponente un numero arabo,
ad esempio P72.
- Non si dovrebbero confondere
dei manoscritti indicati con la stessa lettera; per esempio D è
un manoscritto dei Vangeli, ma D, contenente le Epistole Paoline, è
un altro documento, normalmente indicato con D 2
.
I PIÙ IMPORTANTI MANOSCRITTI DEL NUOVO TESTAMENTO
1. Codex Vaticanus (B). Considerato generalmente come il più importante si trova a Roma nella Biblioteca Vaticana. È del 4° secolo ed è una pergamena contenente caratteri onciali, cioè lettere maiuscole, in tre colonne. La forma è quella del libro (codex), però non è completo in quanto manca la lettera agli Ebrei da 9, 14 fino alla fine, le lettere pastorali, Filemone e l'Apocalisse. Si notano i segni di due correttori, appartenenti ad epoche diverse, le cui grafie sono differenti tra loro e da quella del copista.
2. Codex Sinaiticus ( )). Così chiamato perché scoperto sul Monte Sinai, nel monastero di S. Caterina da Tischendorf. Costui venne a conoscenza di questo manoscritto nel suo secondo viaggio in quella località nel 1844. Nel 1859 poté esaminarne il contenuto, ma gli fu proibito di portarselo via per un ulteriore studio. Alla fine gli fu concesso di prendere in prestito il documento che fu poi copiato al Cairo. Il manoscritto fu successivamente acquistato dal governo russo ed in seguito dal governo britannico. Ora si trova al British Museum. Secondo il Tischendorf si tratta di un codice che risale al 331 d.C. Alcuni scribi ed un correttore hanno lasciato segni evidenti su questo documento.
Aleph (o ) o Sinaiticus) ha i cosiddetti Canoni di Eusebio. Queste erano delle tavole preparate da Eusebio, che si servì dell'opera di Ammonio, il cui scopo era quello di aiutare il lettore a trovare dei passi paralleli. Dal momento che B ne manca, si è pensato che sia un po' più antico di Aleph. Alcuni ritengono che questi due manoscritti fossero fra i 50 preparati per ordine di Costantino (2) .
3. Codex Alexandrinus (A). Si trova nel British Museum. Appartiene al 5° secolo ed è abbastanza completo. È utile per lo studio dell'Apocalisse, la cui testimonianza documentaria è piuttosto scarsa.
4. Codex Ephraemi Rescriptus (C). È del 5° secolo e si trova a Parigi. Si tratta di un palinsesto (3) , poiché il testo biblico fu cancellato per copiarvi i sermoni di Efrem il Siro. Sono stati usati dei reagenti chimici per far risaltare lo scritto sottostante, ma con risultati non troppo felici. Pare che sia in preparazione una nuova edizione del manoscritto ad opera di R.W. Lyon.
5. Codex Bezae (D). Appartiene al 5° o al 6° secolo. Si trova attualmente a Cambridge in Inghilterra. Contiene i Vangeli e gli Atti. Oltre al testo greco ha a fronte anche una versione latina.
6. Washington Codex (W). Si chiama così perché si trova a Washington. A volte è chiamato anche "manoscritto di Feer" dal nome di un uomo che l'acquistò in Egitto. Ne fu fatta una copia fotografica da H. A. Sanders, pubblicata nel 1912. Appartiene al 4° o al 5° secolo. Contiene i Vangeli ed è particolarmente interessante in quanto vi si trova un'aggiunta a Mc 16,14.
7. I papiri Chester Beatty. Furono acquistati in Egitto dal sig. Beatty nel 1931. Le parti del Nuovo Testamento sono note come P45 (Vangeli), P 46 (Epistole), P47 (Apocalisse). La loro speciale importanza consiste nel fatto che appartengono al 3° secolo e sono quindi più antichi di un secolo dei manoscritti onciali. Sono a forma di Codex.
8. Altri Papiri:
a) P52 è un frammento del IV Vangelo (18, 31-33. 37-38), l'episodio di Gesù dinanzi a Pilato. Appartiene alla prima metà del 2° secolo. Si noti la sua importanza per quanto riguarda la tradizionale data di composizione del Vangelo di Giovanni.
b) Il papiro Egerton 2 contiene 3 fogli da datarsi alla fine del 1° o all'inizio del 2° secolo. Contiene in parte il testo dei Vangeli sinottici, ma in una forma linguistica alquanto diversa. La parte più importante contiene una porzione del Vangelo di Giovanni, cap. 5, che inizia con le parole « Investigate le Scritture». Questo materiale fu pubblicato da Bell e Skeat sotto il titolo «Frammenti di un Vangelo sconosciuto» (1935).
c) P66 è stato pubblicato recentemente ed è noto come il Bodmer II. Contiene il Vangelo di Giovanni ed è del 200 circa. È di notevole valore per la sua data e per la sua relativa completezza paragonato con P45 .
d) Il P75 è ancora più importante in quanto risale a prima del 200. Contiene i capp 1-5 e 8-9 del Vangelo di Giovanni quasi per intero. Oltre a parte dei capp. 6-7 e 10-15 ed anche buona parte di Luca (3-24).
I manoscritti sono a disposizione degli studenti in tre forme:
(1) fotografia,
(2) edizioni stampate,
(3) collazioni. Una collazione
ha un testo greco standard e nota semplicemente le deviazioni del testo
che sono presenti in un dato manoscritto, indicandole con capitolo e versetto.
1. Cfr. G.Devoto-G.C.Oli, Vocabolario Illustrato della Lingua Italiana, Selezione dal Reader's Digest, Milano 1981, Vol. II, pag. 458 alla voce "pergamena" «Pelle di agnello macerata nella calce, quindi raschiata, tesa, seccata e levigata: di larghissimo impiego in passato come materiale scrittorio. Detta anche "cartapecora". Per estensione: testo o documento scritto su cartapecora per lo più associato all'immagine di un foglio ampio, arrotolato . . .» ; cfr anche Giacomo Devoto, Dizionario Etimologico. Avviamento alla Etimologia Italiana, casa Editrice Felice Le Monnier, Firenze 1968, p. 311 alla voce "pergamena": «dal lat. Pergamena (charta) "carta di Pergamo", perché, secondo Plinio, si deve a Eumene II di Pergamo la moda della pergamena al posto del papiro (II sec. a.C.)». torna al testo
2. E.F. Harrison, La Parola del Signore, Vol. 2, Introduzione al Nuovo Testamento, Edizioni «Voce della Bibbia». Modena 1972 a p. 70 scrive che il 4° secolo «fu un periodo cruciale per varie ragioni: la persecuzione era cessata e si moltiplicavano le copie della Scrittura. Costantino ne ordinò 50 copie per le sole chiese di Costantinopoli. Ormai si usava per lo più la pergamena invece del papiro . . . ». torna al testo
3. G. Devoto-G.C.Oli, o.c., p. 367 alla voce "palinsesto": «Manoscritto pergamenaceo in cui il testo primitivo è stato raschiato e sostituito con un altro» [Dal gr. Palimpsèstos = raschiato di nuovo]. torna al testo
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