DAL CRISTIANESIMO.....
      AL CATTOLICESIMO
di Fausto Salvoni

PREMESSA

Il presente lavoro, frutto di lunghi anni di ricerca, non vuole essere una sterile polemica, perché se ne è fatta già fin troppa. Esso vuole al contrario accostarsi fraternamente in modo particolare a coloro che dubitano o si scostano dal cattolicesimo forse per un motivo inconscio o per brama di qualcosa di più spirituale e di più profondo. Vuole mostrare loro, attraverso le varie metamorfosi subite dalla diverse chiese nel corso dei secoli, come il richiamo del messaggio biblico sia ancora oggi potente e capace di eliminare la stanchezza e la sfiducia odierna verso la religione. Vuole mostrare loro se l'opposizione che essi hanno verso la loro chiesa, di qualsiasi genere sia, si accordi con il volere divino presentato nelle Sacre Scritture o invece debba rifiutarsi come erronea.

Pur avendo cercato di essere semplice il più possibile, il presente studio non vuole e non può essere un romanzo. Richiede quindi al lettore costanza, buona volontà e riflessione. Ma penso che tale sforzo possa essere ricompensato da frutti copiosi.

E' evidente che, data la vastità della mole, non posso presentare delle novità sensazionali (anche se qualche piccola novità vi esiste). Più che una ricerca di cose nuove il saggio presente vuole essere una sintesi dei risultati che si hanno sui vari argomenti. Proprio per questa rapidità sintetica credo che esso sia adatto alla mentalità contemporanea che, senza perdersi nei particolari, vuole tosto giungere alla sostanza e alla conclusione. Tuttavia la presente sintesi è stata preparata da lunghi studi e da non scarse ricerche. Per coloro che bramassero approfondire ancora più il problema sono state aggiunte ampie (evidentemente non complete!) indicazioni bibliografiche di varia tendenza, affinché il lettore possa raggiungere per conto suo una propria soluzione personale.

Inevitabilmente, data l'ampiezza della materia, non mancheranno dei particolari forse errati o anche delle valutazioni imperfette in qualche piccolo punto, ma la sostanza mi pare ben stabilita. Sarò grato a colui che avrà la bontà di segnalarmi l'eventuale errore in vista di una possibile nuova edizione. Vorrei solo dire ai censori, che non mancheranno, di non gettare via il libro dicendo: « Non vi è nulla di nuovo, si tratta delle solite accuse a fenomeni superati o inesistenti! », di confutare eventualmente, con dati di fatto e senza sarcasmi, quello che secondo loro fosse un mio sbaglio.

Mi sia permesso di concludere con un brano del geniale Agostino, vescovo di Ippona, morto nel 430 d.C., il quale bene rispecchia il mio stato d'animo:

« Chi nel leggere dice: Ciò non è ben detto, io non riesco a capirlo, rimproveri soltanto il mio modo di esprimermi, non la fede stessa: forse si può dire la stessa cosa, ma con maggiore chiarezza! D'altra parte nessun uomo ha mai parlato in modo da essere capito da tutti... Solo non pensi che avrei dovuto tacere per il solo fatto che non ho saputo parlare. Non tutte le opere di tutti gli scrittori finiscono nelle mani di tutti, e può darsi che certuni in grado di comprendere questa mia opera... s'imbattano in essa.
Chi poi nel leggere dice: Io capisco bene ciò che è inteso, ma non è cosa che risponda alla verità, si attenga fermamente alla sua opinione e contesti la mia, se vi riesce. Se lo farà con amore e con verità e me lo farà sapere (posto che io sia ancora in vita), ne trarrò proprio i frutti più preziosi del mio lavoro. E se non lo potrà fare con me direttamente, è pur sempre mio desiderio e mia volontà che egli metta a conoscenza della sua conclusione tutti quelli che può raggiungere.
Io mediterò sulla legge del Signore, se non proprio giorno e notte, certo in ogni momento possibile... e spero che Dio misericordioso mi faccia perseverare di continuo in tutte le verità di cui sono certo. E se qualcosa non capisco in modo giusto, mi voglia Egli istruire sia con segrete ispirazioni, sia con la sua parola rivelata, sia attraverso il colloqui fraterno. Questo io supplico e, fiducioso, depongo questa mia supplica dinanzi a Lui, che sicuramente custodirà ciò che mi diede e accorderà ciò che ha promesso » (De Trinitate 1, 2, 3).

L'autore, Milano Marzo 1974