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CAPITOLO VIII
APERTURA DEL SETTIMO SIGILLO
LE QUATTRO PRIME TROMBE
(8, 1) «E QUANDO L'AGNELLO EBBE APERTO IL SETTIMO SIGILLO»:
si tratta dell'ultimo sigillo, la cui apertura rende interamente aperto
il libro della storia della Chiesa e del mondo. Allora «SI FECE SILENZIO
NEL CIELO PER CIRCA LO SPAZIO DI MEZZ'ORA». Perché questo
silenzio? Esso vuole mostrare l'intensa attesa con cui gli spiriti angelici
e disincarnati in cielo seguono lo svolgersi del piano di Dio sulla terra,
specialmente nei momenti che sembrano decisivi, allorché la retribuzione
iniziale divina, pur sempre spaventosa e terribile, sta per riversarsi sui
cattivi. Anche nei profeti dell'Antico Testamento la venuta del Signore per
il giudizio è sempre introdotta con un riferimento al silenzio (Abacuc
2, 20; Sofonia 1, 7; Zaccaria 2, 13).
Questo silenzio solenne si protrae «PER CIRCA LO SPAZIO DI
MEZZ'ORA», durante il quale tace la gran voce di lode dei riscattati
e tacciono i cori angelici. Tutto perciò è raccoglimento
e adorazione silenziosa!
(8, 2) «E IO VIDI I SETTE ANGELI CHE STANNO IN PIE' DAVANTI A DIO»:
questo "stare in piè" o tenersi davanti a Dio, esprime l'atteggiamento
di chi è al servizio e agli ordini immediati di Dio. Il modo in
cui qui si parla di questi sette angeli mostra che si tratta di angeli
di ordine molto elevato, o di arcangeli.
«E FURONO DATE LORO SETTE TROMBE»: una per ciascuno,
affinché potessero fare intendere lontano l'annunzio dei grandi
avvenimenti. Presso gli Ebrei venivano annunziate a suon di tromba la
guerra, le feste (Numeri 10, 2 ecc.) e nelle Sacre Scritture esso annunzia
dei grandi avvenimenti, nei quali si ha un intervento particolare di
Dio (cfr. Esodo 19, 16.19; Numeri 16, 46; Gioele 2, 1; Matteo 24, 31 ecc.).
(8, 3) Quindi compare sulla scena «UN ALTRO ANGELO», il quale
«SI FERMO' PRESSO L'ALTARE»; si tratta di un'immagine evocante
l'altare d'oro dell'incenso o dei profumi, che nel tempio stava davanti
alla cortina dell'arca. L'angelo «VENNE... AVENDO (in mano) UN TURIBOLO
D'ORO» dentro cui c'era della brace accesa, che poi versò
sull'altare.
Quindi «GLI FURONO DATI MOLTI PROFUMI»: che cosa rappresentano
questi profumi? Ci pare l'intercessione di Gesù in cielo a vantaggio
della Sua Chiesa perseguitata, perché tale intercessione, che si
basa sull'espiazione fatta da Gesù, purifica e santifica le preghiere
dei credenti. Infatti si dice subito: «AFFINCHE' LI UNISSE ALLE PREGHIERE
DI TUTTI I SANTI SULL'ALTARE D'ORO CHE ERA DAVANTI AL TRONO»: quei
"profumi" sono uniti "alle preghiere di tutti i santi", che pregano essendo
in tribolazione e nella persecuzione, ma le cui preghiere sono imperfette
e hanno bisogno quindi di essere profumate dalla intercessione di Cristo.
(8, 4) Tanto è vero che a fusione avvenuta, il «FUMO DEI PROFUMI E DELLE PREGHIERE DEI SANTI SALI' DALLA MANO DELL'ANGELO AL COSPETTO DI DIO», significando ciò che le preghiere sono accolte in cielo.
(8, 5) L'angelo si rende conto che le preghiere sono state accolte e perciò
«PRESE IL TURIBOLO» rimasto vuoto del fuoco accanto all'altare
«E L'EMPI' DEL FUOCO DELL'ALTARE», ossia della brace su cui
erano stati arsi i profumi e le preghiere nell'altare «E LO GETTO'
SULLA TERRA»: dopo che Dio ha accolto le preghiere dei suoi santi,
il fuoco che viene gettato sulla terra vuol significare la risposta di Dio
a quelle preghiere mediante l'invio dei suoi giudizi su di essa, con i quali
scatena i suoi flagelli sugli empi per convertirli o punirli. Emblemi e
segni precursori di tali giudizi divini, che stanno per colpire la terra,
sono «I TUONI E VOCI E LAMPI E UN TERREMOTO CHE SEGUIRONO» al
versamento del fuoco sulla terra.
Da notare che vi è un crescendo nella gravità dei giudizi
divini di fronte alla crescente empietà, che ostinatamente resiste
agli appelli di Dio. Nell'Apocalisse questa crescente gravità dei
flagelli, non si osserva soltanto nella loro serie annunziata dalle trombe.
Infatti, se si paragonano tra loro le tre serie di giudizi connessi prima
con i sette sigilli, poi con le sette trombe e quindi con le sette coppe,
si noterà che mentre i cavalieri hanno potestà sopra "la quarta
parte della terra" (6, 8), i flagelli delle trombe colpiscono "la terza"
parte della terra, del mare, ecc. Quelli poi che seguono al versamento delle
coppe sulla terra sono assai più radicali (cap. 16): ogni essere vivente
nel mare perisce, le acque dolci diventano sangue, il sole brucia gli uomini,
il regno della bestia diventa tenebroso...
A misura che aumenta l'empietà umana, i giudizi di Dio sono
più severi.
Poiché la prima serie dei giudizi divini, inflitti con l'apertura
dei sette sigilli, ci ha condotti col sesto sigillo in vista del "gran
giorno dell'ira", così la seconda serie con la settima tromba (11,
15-19) ci conduce parimenti alla soglia del giudizio.
Questo, che si può constatare nella seconda (capp. 4-7) e
terza sezione (8-11) della prima parte dell'Apocalisse, è anche
facilmente constatabile nelle sezioni della seconda parte (di cui la
prima nei capp. 12-14; la seconda nei capp. 15-16 e la terza nei capp.
17-19). Da ciò si rileva che ogni inizio di sezione ci riporta
agli inizi della nostra economia cristiana per poi concludersi col giudizio
finale, alla seconda venuta di Cristo.
Questo carattere ciclico della tessitura dell'Apocalisse rende evidente
che i flagelli minacciati e versati sulla terra prima dai cavalieri dei
sette sigilli, poi dal suono delle sette trombe e quindi dal versamento
delle sette coppe d'ira, non avvengono in ordine separato e progressivo ma
sono tra loro contemporanei nella storia della Chiesa. I giudizi divini,
cioè, possono essere ora più severi ora meno, secondo il beneplacito
di Dio, ma tutti tendono a far ravvedere gli empi.
(8, 6) «E I SETTE ANGELI CHE AVEVANO LE SETTE TROMBE SI PREPARARONO A SUONARE»: i tuoni e i lampi avvertono gli angeli che è giunto il momento, in cui dovranno dare i loro segnali col suono delle trombe.
(8, 7) «E IL PRIMO (angelo) SONO' (la tromba) E VI FU GRANDINE E
FUOCO»; come nella settima piaga d'Egitto (Esodo 9, 24), «MESCOLATI
CON SANGUE CHE FURONO GETTATI SULLA TERRA», cosa che non si ebbe
in Egitto e che qui forse vuol significare che il flagello cagionerà
la morte di molti.
In conseguenza «LA TERZA PARTE (della superficie) DELLA TERRA
FU ARSA, E LA TERZA PARTE DEGLI ALBERI FU ARSA ED OGNI ERBA VERDE FU ARSA»:
con la parola "erba" si intende tutta la vegetazione erbacea necessaria
all'alimentazione dell'uomo e del bestiame.
Da tenere presente che Giovanni, parlando di una "terza parte" colpita
non intende una superficie contigua (come ad esempio continenti dell'Europa
o dell'Asia), ma vuole intendere che l'insieme delle parti della terra
colpite costituiscono complessivamente una terza parte di essa.
Con tutta probabilità il castigo inflitto da questa prima
tromba vuol significare che, durante tutta l'economia cristiana, Cristo
affliggerà i persecutori della Sua Chiesa con vari flagelli.
(8, 8) «POI SONO' IL SECONDO ANGELO (la seconda tromba) E UNA MASSA
SIMILE A UNA GRANDE MONTAGNA ARDENTE FU GETTATA NEL MARE». Si noti
che Giovanni non vede una montagna ma "una massa simile a una montagna";
si tratta cioè di una massa infuocata aventi le dimensioni di una
montagna. Essa simboleggia il terrore dei giudizi divini sul mare.
In questa "massa ardente" gettata nel mare, alcuni hanno voluto vedere
Satana infuriato, altri una grande eresia, altri la Chiesa invasa dal
fanatismo, altri l'imperatore Vespasiano (69-79) sotto il cui impero fu
distrutta Gerusalemme, e altri infine le invasioni barbariche. Si tratta
di speculazioni cervellotiche.
In essa è da vedere piuttosto tutta la calamità e tutti
i disastri che avvengono in mare, il quale diviene strumento di Cristo
per ammonire e punire gli empi. Il fatto che essa è "ardente" vuol
simboleggiare gran turbamento e commozione (cfr. Salmo 46, 2; Isaia 34,
3; 54, 10; Ezechiele 38, 20; Michea 1, 5; Nahum 1, 5; Giobbe 9, 5 ecc.).
Questo giudizio divino è più severo del primo: «LA TERZA
PARTE DEL MARE DIVENNE SANGUE».
(8, 9) «E LA TERZA PARTE DELLE CREATURE VIVENTI CHE ERANO NEL MARE MORI', E LA TERZA PARTE DELLE NAVI PERI'», cioè venne distrutta e con essa i passeggeri ed equipaggio.
(8, 10) «POI SONO' IL TERZO ANGELO»: la terza tromba e con essa, dopo che sono stati colpiti la vegetazione e il mare, viene colpita la terza parte dei fiumi e delle fonti delle acque. Infatti, al suono della tromba «CADDE DAL CIELO UNA GRANDE STELLA, ARDENTE COME UNA TORCIA; E CADDE SULLA TERZA PARTE DEI FIUMI E SULLE FONTI DELLE ACQUE»: è Dio che fa cadere questa stella per realizzare i suoi giudizi.
(8, 11) «IL NOME DELLA STELLA E' ASSENZIO»: termine che qui indica un veleno mortale (Geremia 9, 15; 23, 15) e perciò si comprende come «LA TERZA PARTE DELLE ACQUE DIVENNE ASSENZIO, E MOLTI UOMINI MORIRONO A CAGIONE DI QUELLE ACQUE, PERCHE' ERANO DIVENUTE AMARE», cioè velenose (cfr. Esodo 15, 23; 2 Re 2, 19). Si tratterebbe di peste causata dalla insalubrità dell'acqua. Gli amanti delle speculazioni inutili hanno voluto vedere in questa stella un condottiero giudeo, oppure Attila re degli Unni, oppure gli eretici o qualche loro capo.
(8, 12) «POI SONO' IL QUARTO ANGELO, (la quarta tromba) E LA TERZA
PARTE DEL SOLE FU COLPITA E LA TERZA PARTE DELLA LUNA E LA TERZA PARTE
DELLE STELLE, AFFINCHE' LA LORO TERZA PARTE SI OSCURASSE E IL GIORNO NON
RISPLENDESSE PER LA SUA TERZA PARTE E LO STESSO AVVENISSE NELLA NOTTE»:
con ciò vengono descritti tutti i mali dovuti all'anormale funzionamento
dei corpi celesti durante questa età del Vangelo.
Questo giudizio ricorda la nona piaga d'Egitto (Esodo 10, 21-23)
e richiama alla mente i profeti che parlano spesso di oscuramento della
luce del giorno (Amos 8, 9; 5, 20; Gioele 2, 30-31; cfr Atti 2, 20), e
le tenebre che invasero il paese d'Israele per oscuramento del sole, da
mezzogiorno alle ore tre, alla morte di Cristo (Luca 23, 44).
Non è possibile dire se l'oscuramento dei luminari celesti
si riferisca a una diminuzione costante di un terzo della loro luce oppure
al loro oscuramento totale durante una terza parte del giorno o della
notte. E' inutile poi cercare qui la spiegazione fisica di un tale fenomeno.
Quanti seguono la corrente della spiegazione storica dell'Apocalisse, vedono
qui annunziata o la rovina del popolo d'Israele, o quella dell'Impero Romano
con le invasioni dei barbari e con le stragi di Alarico e di Attila.
Colo invece che seguono la corrente della interpretazione allegorica
del libro, vi vedono un'eclissi straordinaria che oscura il sole della
Rivelazione divina, la luna della sapienza umana e le stelle (i conduttori)
della Chiesa Cristiana. Riteniamo più giusto considerare i quattro
flagelli annunziati dalle prime quattro trombe come dei castighi che colpiscono
la dimora, i mezzi di assistenza, le cose che allietano la vita degli uomini,
onde tutti siano tratti a ravvedimento.
(8, 13) Quattro angeli hanno suonato le loro trombe ed ora v'è una
sospensione.
Giovanni quindi dice: «E GUARDAI E UDII UN'AQUILA CHE VOLAVA
IN MEZZO AL CIELO», perciò in modo da poter essere vista
e intesa da qualsiasi parte. Questa sospensione serve a distinguere il
gruppo delle prime quattro trombe da quello delle tre seguenti, che annunzieranno
flagelli più gravi delle precedenti, i quali colpiranno direttamente
gli uomini. Il fatto che questo uccello sia "un'aquila" presagisce male,
perché l'aquila è un eccello da preda (Matteo 24, 28): essa
infatti è solitamente l'emblema del giudizio divino che piomba
sugli uomini come l'aquila sulla preda (cfr. Deuteronomio 28, 29; Abacuc
1, 8). Perciò essa «DICEVA CON GRAN VOCE», in modo da
essere udita da tutti, «GUAI, GUAI, GUAI A QUELLI CHE ABITANO SULLA
TERRA, A CAGIONE DEGLI ALTRI SUONI DI TROMBA DEI TRE ANGELI CHE DEBBONO
ANCORA SUONARE»: in altre parole essa annunzia che i tre restanti
flagelli, che saranno annunziati dalle tre ultime trombe, saranno peggiori
dei primi quattro per "quanti abitano sulla terra", ma specialmente per
gli empi.
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